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Tobie Nathan e Il Maestro

Trascrizione di Lelia Pisani di un frammento della registrazione di un intervento di Tobie Nathan a Milano, alla Libera Scuola di Terapia Analitica (Li.S.T.A.) il 10.10.1998


«Con lui (Georges Devereux, NdT) il mio pensiero personale era come interrotto, è un'esperienza che assomiglia un po' all'entrata in convento. D'altronde per molto tempo mi sono sentito chiuso nel recinto di quel pensiero: percorrevo gli spazi, percorrevo le teorie, gli esseri ma nonostante ciò rimanevo confinato là dove mi aveva posto nell'ultimo incontro che avevo avuto con lui.
Le mie idee seguivano l'esatta progressione di quello che accettava di affidarmi, in fondo potremmo dire che ero telecomandato.
È importante precisare che non era ciò che lui desiderava, si trattava di un meccanismo, una sorta di macchinario ….macchinazione, è una buona parola.
Non mi piaceva incontrarlo, è importante che ci intendiamo, non amavo quell'uomo.
Evitavo i momenti di faccia a faccia dove tranquillamente ronzava la sua natura attraverso l'evocazione dei suoi ricordi dei quali non era mai avaro; pronunciava frasi, a volte profonde ma a volte banali, altre semplicemente ragionevoli, cosa assolutamente insopportabile. Ma anche i suoi consigli e le sue condanne che elargiva numerosi.
È importante sapere che tipo era questo personaggio, gli appuntamenti con lui duravano a lungo, a volte molto a lungo, quattro ore, dodici, a volte ancora di più. Ne uscivo macinato, per descrivere ciò potrei dire che mi ha disarticolato come si smonta un burattino, una marionetta; mi ha tolto il guscio, ha sbriciolato la mia corazza come il guscio di una noce; mi ha snocciolato come si snocciola un'oliva , ha gettato la mia carne così, nuda, nel mondo e mi sono sentito come il primo giorno, con il coraggio e l'incoscienza dei neonati.
Questo è un evento, è un maestro.
Non mi ha insegnato nulla.
Non era un professore.
Le rare cose che ha tentato di insegnarmi le ho rifiutate tutte.
Non si tratta di questo, ma della fabbricazione della persona.

 
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