ORISS SULL’ATTUALE SITUAZIONE IN MALI

 

Aggiornamenti sulla situazione nella Provincia di Bandiagara, Mali

Riferiamo alcune notizie pervenuteci da vari canali sulla recente strage nel villaggio dogon di Subanu.

Il 10 giugno il Sindaco di Sangha ha inviato le seguenti informazioni: il villaggio di Subanu ku, nei pressi di Kundu, a 26 km da Sangha, 17 da Djankabu e 15 da Madogu è stato attaccato da uomini armati. Il villaggio è stato incendiato. Gli abitanti, tutti dogon, sono stati sterminati.Da un amico dogon di Sangha abbiamo ricevuto via wathsAppi messaggi vocali che qui traduciamo:

10-6-19

Ieri verso le 17-18 nel villaggio di Subanu a 26 km da Sangha i Peul hanno attaccato il villaggio e hanno ucciso tutti. 95 morti, 25 scomparsi, 4 feriti gravi che prima sono stati portati all’ospedale di Sangha ma vista la gravità delle ferite sono stati evacuati all’Ospedale di Mopti.

I FAMA [Forze armate internazionali]stanno venendo per andare a vedere i morti nel villaggio. I caschi blu, li sto vedendo, adesso stanno scendendo la falesia da Banani per andare laggiù.

Fa paura… paura… paura… i Peul sono venuti per uccidere i Dogon, non so come spiegarti davvero! Donne, bambini, uomini, tutti morti.

Wallahi!

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a 17 km da Djankabu, sono Peul che sono partiti da Djankabu per venire a uccidere i Dogon di qui, di Subanu, le genti di Kundu che si sono installati lì per coltivare il miglio….

11.6.19

Il Presidente [della Repubblica?] sta passando col piccolo aereo … l’elicottero. Sono 3 elicotteri che stanno passando, ieri sono passati in 3 e anche oggi 3, stanno passando adesso, mentre parlo stanno passando.

Hai visto le immagini? Penso che tu probabilmente le hai già viste ma non si sa mai e le ho inviate.

Veramente la situazione è calda, fa paura…

Grazie, a presto, buona giornata.

11-6-19, la sera.

Non va, non va per niente. Sai che i militari erano venuti con circa 15 auto 4×4, erano scesi in basso alla falesia per vedere il villaggio dove era stato fatto il male.

Sia ieri che oggi i militari sono andati laggiù. Passando da Kamba i militari hanno preso due dozon1, li hanno caricati in macchina e li hanno portati a Mopti. Allora Toloba, il capo dei dozon, ha detto che se non li liberavano, i due dozon, i militari non sarebbero passati qui, nel mio villaggio [Sangha]. Hanno messo delle pietre [sulla strada] al ponte grande, al monumento prima di arrivare al ponte, hanno messo molte pietre. Hanno detto che i militari non sarebbero passati fino a quando non fossero stati rilasciati i dozonpresi ieri. Sono arrivate 14 auto 4×4, i dozonerano venuti, erano le 22, avevano cominciato ad arrivare alle 21 e alle 20, alle 22 erano tutti insieme e dicevano: non va; non va! I militari hanno cominciato a sparare.

i militari hanno cominciato a sparare, vicino a casa mia, sparavano, sparavano, i proiettili cadevano nella nostra corte, sul tetto, dappertutto, fino a Banani [simula rumore di pallottole che cadono].

La gente di Banani mi ha telefonato chiedendo: che succede a Sangha? Ci sono proiettili che arrivano fin da noi. Ho spiegato cosa stava succedendo. Eravamo barricati in casa, porte e finestre sbarrate. I proiettili cadevano sul tetto [simula rumore di pallottole che cadono]. I dozonnon sono fuggiti, sono rimasti tutti. Il capo dei cacciatori, Toloba ha detto: «sparate, sparate quanto e come volete, fino a che non libereranno i nostri, i cacciatori non se ne andranno!». La tensione è salita, salita, salita. Hanno chiamato Bamako, poi Bamako ha chiamato qui, Sangha ha chiamato ancora Bamako. Con Toloba hanno parlato, parlato, parlato a lungo, si sono capiti e hanno smesso. Sono appena andati via, i dozonstanno partendo adesso.

Non abbiamo mai visto una sparatoria così, mai sentito dei rumori così, il rumore non l’avevamo mai sentito, nella nostra corte ci sono solo proiettili.

Il 14-6-19 al telefono un amico originario di Kundu che vive in Europa.

Subanu, ce ne sono due, ku e dah, hanno attaccato Subanu ku, il villaggio che aveva meno mezzi per proteggersi. Attualmente i villaggi che ne hanno i mezzi finanziari organizzano la propria autodifesa, la loro protezione. Subanu era un villaggio povero che non era in grado di pagare per la propria sicurezza.

Seguiamo da vicino ciò che succede laggiù, siamo scioccati, mio cugino sta molto male, aveva dei familiari stretti al villaggio. Sta prendendo farmaci psicotropi. Gli abbiamo consigliato di andare al pronto soccorso erano 3 notti che non dormiva, era veramente sui nervi. Quando chiudeva gli occhi vedeva i morti, ciò che era successo e quello che avevano passato e gli chiedevano di vendicarli. Aveva un desiderio molto imperioso di vendicarsi. Diceva che voleva far vivere agli altri, soprattutto ai peul, quello che era successo al villaggio.

È molto triste quello che succede in Mali.

COMMENTO

Nella notte tra domenica e lunedì nel corso di un attacco al villaggio dogon di Subanu sono morte almeno 95 persone. Si tratta di un hameau de colture2popolato dagli abitanti di Kundu, villaggio sulle pendici della Falesia a una trentina di km da Sangha.

Subanu è stato distrutto, saccheggiato e incendiato.

L’attacco si inserisce in una serie di eventi luttuosi che investono la zona da mesi e la stampa sottolinea come esso richiami alla memoria la distruzione del non lontano villaggio peul di Ogossogu il 24 marzo scorso. Si agita il fantasma della guerra etnica. Quello che è chiaro è che la situazione in Mali è in un passaggio critico. L’azione delle forze istituzionali in campo (l’esercito maliano appoggiato da unità dell’esercito francese e dalle forze internazionali FAMA) a oggi non ha dato risultati. Il Nord continua a essere battuto da gruppi jadisti e nel centro si è avviata una escalation che prende la forma di guerra interetnica tra sedentari, dogon e in parte minore bambara, e nomadi peul. Nella zona è presente il movimento jadista “Katiba del Macina”, capitanato da Amadou Koufa che recruta i suoi miliziani soprattutto tra i Peul. I gruppi armati, prevalentemente islamisti ma anche bande di mercenari oramai alla deriva non sono quindi confinati al Nord del Mali ma agiscono in una zona d’azione sempre più vasta collocata nell’area di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, fomentando e stimolando le conflittualità esistenti tra le comunità locali (agricoltori-pastori; nomadi-sedentari, islamici-cattolici ecc.). In questo contesto hanno luogo stragi e azioni assassine di questa portata nonché l’organizzazione di gruppi di autodifesa armati, come tra i Dogon i dan nan ambassagou, e la corsa generalizzata all’acquisto di armi nei vari mercati della zona.

Anche in questa difficile situazione Oriss continua a operare nella zona: nell’ultimo anno abbiamo sostenuto le attività delle scuole dell’Altopiano di Bandiagara fornendo materiale didattico e cibo per le mense scolastiche con il progetto Educazione e Salute e quelle della Federazione delle Associazioni dei Terapeuti Tradizionali di Bandiagara col progetto Fughe forzate. Chi fosse interessato a maggiori informazioni o a contribuire alle attività in corso può rivolgersi alla Segreteria di ORISS.

(Codice iban per chi fosse interessato a contribuire a questa nuova  emergenza : IT05E0306909606100000101904  – specificare emergenza Mali)

1I dozonsono i cacciatori tradizionali, sull’altopiano hanno organizzato una rete di autodifesa territoriale.

2 insediamento a vocazione agricola a opera di abitanti di villaggi della falesia.