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Indice numero 26
Editoriale
Questo numero esce con un leggero ritardo per via di un particolare travaglio redazionale.
Il numero precedente è stato dedicato all’«uomo nuovo», e cioè a un tentativo di analisi e descrizione di come gli umani vengono costruiti nelle società a capitalismo avanzato. La redazione aveva pensato di provare, in questo numero, a lavorare sulle «eccedenze»; e cioè su quanto, nei singoli individui ma anche nella cultura che condividiamo, eccede quella messa in forma, è irriducibile a essa e persiste come bisogno, desiderio, progetto.
Ovviamente il passo dalla constatazione della realtà, ed eventualmente dalla sua critica, all’enunciato di una positività presente in nuce e a partire dalla quale lavorare, è sempre difficile e lo è particolarmente qui e ora. Sapevamo che avremmo così messo alla prova ciò che abbiamo davvero, nel profondo, in comune, per sapere fino a quali limiti possiamo spingerci, restando insieme. Un conto infatti è parlare di altri, o di dinamiche e meccanismi che possono essere colti e discussi da varie prospettive, più o meno dotte; un conto è trovare, a partire dalla propria vita e dalle proprie «eccedenze», una prospettiva che finisca per disegnare un progetto condiviso: un progetto in questo caso però fondamentale, che non lasci scarti importanti.
Non è la prima volta che la redazione de i Fogli si espone o è esposta dai fatti a simili prove; se succede, è perché, se non succedesse, il nostro lavoro si ridurrebbe a un insieme di voci specialistiche e scollegate, impegnate a parlare, magari bene, di altro e altri, dimenticando, abitudine d’altra parte abbastanza diffusa, di volgere lo sguardo su di sé, sulle proprie relazioni, sui propri attaccamenti, sulla propria storia.
Per fare questo numero il comitato di redazione si è riunito alcune volte, registrando da un lato la difficoltà e il disagio rispetto all’ idea di un «uomo nuovo» in positivo, dall’altro una evidente impossibilità di intesa. A volte abbiamo avuto l’impressione che uscissero dalla nostra bocca, nel fervore della discussione, parole per noi importanti ma non attuali; come se emergessero, intatti dopo una lunga conservazione nel ghiaccio, attaccamenti, fantasmi di potenza, di impotenza e di separazione, che solo il «dialogo radicale» e la polemica amichevole avrebbero potuto dissolvere.
Senza essere riusciti a chiudere il numero, siamo arrivati al seminario sul tema previsto da tempo, seminario aperto al comitato di redazione, ai soci ORISS e ad alcuni che, in cerca di aiuto, avevamo invitato, per le loro specifiche competenze. Una sintesi di quei lavori è pubblicata in questo numero. Tuttavia, neppure quella occasione di scambio e confronto allargato ci ha permesso di superare divergenze e perplessità.
Alla fine, abbiamo deciso di rendere conto di questa esperienza attraverso la rivista. Perché pubblicare solo i successi, e occultare le difficoltà e le impossibilità? Toccare un limite è una esperienza fondamentale, sia per provare, e riuscire, a superarlo, sia per continuare a lavorare non solo territori conosciuti, dove ci troviamo a nostro agio, ma anche i limiti stessi. Non è questa, d’altronde, quella di esplorare i limiti, una delle intenzioni che ci unisce?
Da questa esperienza abbiamo anche imparato che dobbiamo rallentare il passo e frenare l’impazienza: l’ibernazione di questi ultimi anni ci ha lasciato in mano strumenti e categorie che risentono pesantemente del passato sia nell’ambito della teoria, che in quello delle emozioni e dei vissuti. E’ però chiaro che solo il lavoro comune può scioglierli e fornircene di più attuali ed efficienti; in questo sono impotenti le elaborazioni solitarie, per quanto raffinate. Pubblicare questi materiali (che esprimono posizioni personali dei singoli, non necessariamente condivise dall’intero comitato di redazione) significa quindi per noi anche l’intenzione di aprire al dialogo con altri impegnati nello stesso travaglio.
Con questa intenzione, diamo spazio qui, come lo abbiamo dato nel numero precedente, soprattutto alle voci dei redattori, che ci auguriamo generino reazioni e risposte che ospiteremmo ben volentieri nel prossimo numero; nel quale, invece, riprenderemo i temi e gli argomenti più vicini alla rivista e alla Associazione di cui è espressione, ospitando temi e voci diverse.
Nella sezione Temi Mario Pezzella, Antonio Tricomi, Piero Coppo e Giorgio Lolli cercano di approfondire, a partire da diversi punti di vista, il discorso iniziato sul numero precedente, segnalando faglie meritevoli di interesse sulle quali è forse possibile innestare prospettive e pratiche positive. Maddalena Mapelli descrive, analizza e commenta la connessione virtuale dell’«uomo nuovo» nella blogsfera; Elisabetta Pasini tratta del carisma, iniziando così una riflessione che è apparsa centrale anche nel nostro dibattito, quella relativa all’autorità e all’autoritarismo. Per la sezione Seminari sono state trascritte le relazioni presentate al seminario su «L’uomo nuovo e la società dello spettacolo», seguite da alcuni commenti. Nella sezione s/Fogli vengono infine segnalati alcuni lavori, anche non attinenti al tema centrale del numero, che abbiamo ritenuto utili e interessanti.
Temi
Mario Pezzella Le tracce del possibile
Antonio Tricomi In Occidente, in Italia
Piero Coppo Attaccamenti, identità, dipendenze
Maria Mapelli Le sfide della connessione. Nuove identità: tra il virtuale e l'immaginario
Franco Lolli La solitudine che supera l’isolamento
Elisabetta Pasini Fascino e ambiguità del carisma
Seminari
Seminario su «L’uomo nuovo e la società dello spettacolo»
S/Fogli
Castellani Caterina Questioni epistemologiche
Diego Pierini A Scanner Darkly
Mario Sabatini Una lezione sulla fabbrica dell’uomo nuovo
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